Hospitopoli

Hospitopoli: quando l’integrazione passa attraverso la con-vivenza

Marghera, Via della Rinascita: un quartiere che ha voglia di voltare pagina e tornare a risplendere.
Un’associazione di promozione sociale.
Ragazzi stranieri che raggiunta la maggiore età sono alla ricerca della propria autonomia.
Il Comune di Venezia ha approvato il nostro progetto dando in concessione all’A.P.S. ComuniCare  due appartamenti nell’area di Marghera Sud, in via della Rinascita. Lo scopo principale di Hospitopoli è quello di dare continuità e coerenza alle strategie  volte al raggiungimento dell’autonomia e alla costruzione di una rete sociale, in favore di ragazzi stranieri neo-maggiorenni, già ospiti delle strutture educative d’accoglienza site sul nostro territorio.
All’interno di tale progetto è previsto il coinvolgimento di studenti universitari “fuori sede” nel tentativo di andare incontro anche alla loro necessità di poter usufruire di un alloggio a costo contenuto e al contempo di stimolarne l’impegno civico, attraverso l’adesione ad un “piano di partecipazione” in supporto alle iniziative territoriali promosse dall’associazione a sostegno dei giovani neomaggiorenni.
 
Hospitopoli:
la nascita di un’idea,
lo sviluppo di una realtà
Secondo il pensiero di Pierre Joseph Proudhon, uno dei padri dell’anarchismo, la proprietà è concettualmente un furto. Nessun oggetto, nessuna invenzione o idea sarebbero figlie di una sola persona, attribuibili ad una sola mente, in quanto risultanti di moltitudini di vissuti, elaborazioni e sperimentazioni tramandate nel corso della Storia e della memoria.
Partendo da questo presupposto potremmo dire che il progetto Hospitopoli trae origine da un serie di concatenazioni, di confronti e di incontri casuali, di percorsi iniziati molto lontano fra loro ma che si sono ritrovati a confluire in qualche modo in un quartiere, quello di Cà Emiliani, ai confini sud di Marghera, che del Comune di Venezia rappresenta già l’estrema periferia non solo in termini territoriali.
C’era una volta un parroco. Dopo anni di servizio a Quarto d’Altino (Ve) , come già detto nel capitolo precedente, nel 2008 viene incaricato dalla diocesi veneziana di sostituire i tre salesiani che fino ad allora si erano occupati di gestire la parrocchia del “Gesù Lavoratore”. Si tratta di una zona tra le più socialmente problematiche del veneziano dove l’umiltà e la povertà sono evidenti e la criminalità trova purtroppo terreno fertile nel coinvolgere chi vi abita. Un’area difficile, alla quale viene spesso dato spazio negli articoli di stampa locale per enfatizzare fatti legati appunto alla cronaca nera, mentre raramente vengono messi in risalto aspetti positivi, che aiutino a generare altra positività. Durante questo periodo il sacerdote ha tentato quindi di appoggiare qualsiasi tipo di iniziativa che avesse l’effetto di dare una svolta a questo genere di situazione, prendendosi in più occasioni carico di fungere da collante per la creazione di una rete tra i vari soggetti che abitano il territorio.
C’era una volta un trio di ragazzi. Da quando si sono incontrati hanno svolto diversi tipi di azioni legate all’assistenza di persone in difficoltà, dedicandosi soprattutto a chi non dispone di fissa dimora, sia sotto il profilo residenziale che educativo. Vivono in un alloggio situato in un piazzale che porta il nome di Pietro Emilio Emmer, l’ingegnere artefice nel 1919 del Piano Regolatore su cui si basò in seguito la costruzione di Marghera. Essendo “testimoni privilegiati”, visto il loro impegno all’interno di una delle più importanti Comunità per minori stranieri del veneziano, negli ultimi anni hanno orientato la loro attività verso i ragazzi in uscita dalle strutture educative che una volta compiuta la maggiore età faticano ad essere già pienamente autonomi; per un periodo medio di 4-6 mesi, uno di questi ragazzi viene ospitato nella loro casa dove trova sostegno e accoglienza.
C’era una volta una Rete. Un gruppo di volontari, di associazioni e di cooperative iniziano nel 2011 a collaborare con il Comune di Venezia nel tentativo di colmare un vuoto. Quando i cosiddetti minori stranieri non accompagnati compiono i 18 anni, la normativa italiana prevede il termine immediato della presa in carico da parte dei Servizi di assistenza pubblica . Ciò significa a livello teorico, la pretesa che questi ragazzi abbiano già prima della maggiore età avuto la possibilità di ottenere un’occupazione e un’abitazione propri, che abbiano cioè già una sostanziale indipendenza. Cosa questa quantomeno improbabile, in particolar modo vista la crisi economica in cui versa l’Italia. Si costituisce quindi la rete “Insieme a km0” con lo scopo di intessere relazioni sul territorio in grado di supportare i ragazzi, coinvolgendo istituti scolastici, altre associazioni e altri cittadini che abbiano la volontà e la disponibilità di aiutare persone altrimenti vulnerabili.
C’era una volta una Comunità Educativa. Si tratta di una delle tre strutture, differenti tra loro per tipologia ma gestite dallo stesso Ente, che si trovano nel raggio di pochi metri a Cà Emiliani . Qui vengono inseriti adolescenti sia in ottemperanza a decreti del Tribunale per i Minorenni in ambito penale che civile, anche per quanto riguarda lo status di minore straniero non accompagnato. Proprio per via della particolare complessità di questa comunità, da quando è stata fondata è sempre risultato difficile l’utilizzo di volontari al suo interno; per questo motivo uno degli educatori tenta di coinvolgere persone con esperienze e competenze in ambito sociale per creare un gruppo che si occupi di proporre attività in favore dei ragazzi ospiti e a supporto degli operatori. Da quel gruppo nascerà poi un’associazione di promozione sociale.
C’era una volta un Assessore. Nato a Marghera, da quando è entrato in politica ha da sempre lottato a sostegno della riqualificazione urbana e del contrasto alla criminalità.
Sincronicità l’avrebbe chiamata Jung. Nel mese di settembre 2013, in seguito allo sviluppo di varie collaborazioni tra i diversi personaggi presentati, prende forma un progetto che oggi è diventato realtà. Hospitopoli.

Un pensiero riguardo “Hospitopoli

    Corri la Venice Marathon per l’Associazione ComuniCare! « ha detto:
    agosto 20, 2015 alle 1:51 pm

    […] Hospitopoli […]

    Mi piace

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